L’inizio di un percorso di cambiamento, testimonianze da verbali di Club degli alcolisti in trattamento
1) Buonasera a tutti, come sapete mi chiamo E.
La mia vita è stata sempre piena di alcol, di vino; la mattina mi alzavo e andavo a lavoro finché non ho dovuto fermarmi per malattia.
Negli ultimi anni stavo esagerando tanto con il bere, tanto che la mia famiglia mi rimproverava, vedevano come stavo, ma a me sembrava normale bere una bottiglia.
Litigavamo sempre, poi i figli andavano via e rimanevamo io e mia moglie N., che mi diceva di non poter andare avanti, mi pregava di fare un colloquio alla comunità di Trivigliano ed un giorno decisi di andare a fare il colloquio con Don M. e Don R., chiesi quanto tempo ci sarebbe voluto per tornare a stare bene, ma mi dissero che per uscirne ci volevano almeno dai 2 ai 3 anni, lì ho avuto paura ed ho rifiutato, decidendo di provare il SerD.
Ho conosciuto la Dott.ssa D.F. e la Dott.ssa C. ma anche lì qualche volta, più di qualche volta, bevevo e si vedeva anche, così mi consigliarono il Club.
Dissi a N. di provare, tanto ne avevamo provate tante, la prima volta abbiamo fatto una chiacchierata con A. e successivamente con gli altri membri.
Anche con il Club però, sentivo la necessità di bere e lo facevo, tanto un bicchiere non mi avrebbe fatto male, ma non era mai solo un bicchiere; piano piano mi sono sentito meglio e colgo l’occasione di chiedere scusa a G. per un venerdì, chiedo scusa a mia moglie per tutte le bugie che le ho detto, se non fosse stato per lei non ce l’avrei mai fatta.
Ora non vedo l’ora che arrivi il venerdì per stare insieme a tutti voi e per scambiarci le idee.
Un venerdì avevo bevuto e finita la chiacchierata, dopo esser uscito fuori a fumare, un ragazzo meraviglioso di nome A. mi chiese di fargli una promessa: provare a non bere, dentro di me scattò qualcosa, come una scossa che mi fece riflettere molto.
Nella settimana mi sono capitate tante occasioni di bere ma ripensavo a quella promessa e dicevo di no.
Forse è stato il destino a farmi conoscere A., mi ha aiutato tanto e forse anche io ho aiutato lui, ma anche agli altri amici un grazie a tutti.
2) Quando sono entrato nel Club per la prima volta ero molto spaventato.
Avevo l’odore dell’alcool addosso.
Sono stato accolto da A., che mi ha subito rassicurato; ho iniziato a raccontare la mia storia e mi sono lasciato andare, ho superato la vergogna ed il disagio che avevo dentro.
Ho ascoltato le storie delle altre persone e molte di queste somigliano alla mia, facendomi sentire rassicurato, ho sentito di non essere solo e che coloro che hanno vissuto le mie stesse esperienze potevano essermi d’aiuto.
Dopo l’incontro mi sono sentito meglio, mi sono ripreso ed ho preso la consapevolezza che la condivisione mi aiuterà ad uscire dal tunnel nel quale sono entrato.
Vi è sempre luce in fondo al buio ed è quello che voglio raggiungere.
Solo il condividere, il raccontare la mia storia settimana dopo settimana, mi porterà a vedere dei miglioramenti.
L’unione con le persone è fondamentale, è importante raccontarsi, sfogarsi con le persone giuste, perchè ti arricchiscono, ti lasciano un bagaglio considerevole e sono sicuro che con il vostro supporto riuscirò a vincere.
Vi ringrazio di cuore.
3) Scrivere è sempre stato il mio rifugio.
Da bambina riempivo quaderni e diari perchè, quando non riuscivo a dire quello che avevo dentro, riuscivo almeno a scriverlo.
Le parole sulla carta non mi hanno mai giudicata, mi hanno sempre accolta.
Oggi però, scrivere è molto più difficile.
Questa volta non devo raccontare un primo bacio, una giornata, un sogno, devo raccontare una parte di me che per tanto tempo ho cercato di nascondere.
La verità è che il mio problema non è l’alcool, l’alcool è solo il posto dove vado a nascondermi quando il dolore diventa troppo grande.
Ci sono giorni in cui dentro di me arriva come una nebbia scura, non so spiegarlo bene, ma è come se tutto diventasse pesate, senza colori, senza suoni, senza speranza.
E quando quell’ombra prende il sopravvento, io non riesco a vedere nessuna via d’uscita, ed è così che il bicchiere mi sembra l’unica risposta e per qualche ora smetto di “Sentire”.
Solo che è un’illusione.
Quando l’effetto finisce quell’ombra è ancora lì, più forte ed insieme al dolore si uniscono la vergogna, il senso di colpa e la delusione verso me stessa.
Mi guardo allo specchio e mi odio.
Ultimamente la vita mi ha messa a dura prova per scelte sbagliate che mi hanno trascinata in un limbo da cui è stato duro uscire.
Non voglio usare questo come una giustificazione, perchè le mie scelte restano mie, ma voglio essere onesta, ci sono ferite che se non vengono curate continuano a sanguinare, anche se lentamente.
Eppure, se oggi sono qui a scrivere, è perchè dentro di me c’è ancora una parte che non vuole morire.
Quella parte ha tre nomi: A., C., F.
Sono loro uno dei motivi per cui ogni volta provo a rialzarmi, sono loro che mi ricordano chi sono davvero, anche quando faccio fatica a riconoscermi.
Vorrei che un giorno potessero guardarmi non come una mamma perfetta ma come una mamma che nonostante tutte le sue fragilità, ha scelto di lottare.
Frequentare questo gruppo mi ha fatto capire che non sono sola, che chiedere una mano non è una sconfitta ma un atto di forza ed il primo passo verso la libertà.
Non so quanto sarà lungo questo cammino, ma voglio continuare un giorno alla volta, una scelta alla volta.
Se qualcuno si riconoscerà in queste parole, in questo vivo dolore, vorrei dire che non siamo i nostri errori, ma siamo il coraggio e la forza che mettiamo ogni giorno per ricominciare.
Io voglio crederci per me, per i miei figli e per la mia famiglia che soffre tanto e forse più di me e per quella bambina che riempiva i diari di sogni e che aspetta di tornare a sognare.
4) Sono sempre stata una persona molto responsabile, forse troppo.
Questa troppa responsabilità mi ha portata ad accollarmi il peso e la colpa delle emozioni, delle azioni e dei problemi degli altri, a voler controllare tutto e a caricarmi di troppi doveri, consapevole di vivere in uno stato di continua tensione che mi porta ad autodistruggermi proprio come una dipendenza.
Ho avuto M. all’età di 22 anni, nonostante la giovane età sono stata fin da subito una madre premurosa e attenta.
Ho messo i miei figli sempre al primo posto, pensando che se stanno bene loro, sto bene anche io.
Insomma, anche sbagliando, ho cercato di fare sempre il mio meglio per essere una buona madre, non perfetta ma “sufficientemente buona.”
Con la dipendenza di mio figlio sono sprofondata in un abisso di profonda vergogna e rabbia, mi sono sentita una madre inadeguata, difettosa, fallita, portando dentro di me, per troppo tempo, un pesante fardello pieno di paure, sentendomi tremendamente sola nel sostenere questo terribile peso e assumendomi ancora una volta la responsabilità, ripetendomi continuamente “è colpa mia”, “non sei un buon genitore”.
Mi sono perseguitata con i sensi di colpa e con pensieri critici, mi sono isolata e nascosta dietro una maschera chiedendomi, in questi anni, se fosse stato più forte in me il non voler vedere, oppure il non capire realmente quello che stava succedendo a mio figlio.
Ma in fondo, una madre cerca sempre la spiegazione meno dolorosa prima di accettare la verità.
Forse non volevo vedere che mio figlio avesse un problema, pensavo che non gli era mai mancato niente, non poteva stare cosi male.
Lui ,“cuore grande”, era diventato un ragazzo arrabbiato, un ragazzo che non riconoscevo in quel figlio cresciuto con tanto amore.
Nel frattempo ho accumulato rabbia, dolore, risentimento, brutti ricordi e nessuno dei quali ha reso serena la mia vita.
Insomma, avere un figlio dipendente mi ha cambiato la vita.
É da poco tempo che frequentiamo il Club, sin dal primo incontro ho potuto ascoltare i vostri racconti, siete persone come noi, persone per bene che si ritrovano ad affrontare le nostre stesse situazioni.
Mentre vi ascoltavo, per assurdo, mi sono sentita quasi consolata ed ho capito che tutti meritiamo comprensione, sostegno, pazienza e non vergogna.
A mio figlio voglio dire che ho sempre impresso nella mente un post che mi fece su Facebook quando eravamo ricoverati per l’esordio del diabete che diceva: “Grazie mamma per questa vita meravigliosa che mi hai donato”, queste parole bellissime le ho sempre portate nel mio cuore, ma quando hai iniziato con la sostanza mi risuonavano nella mente come una campana, perchè pensavo e vedevo che il dono che ti avevo fatto non era più gradito e lo stavi distruggendo con una bastarda sostanza, vedendolo andare via giorno dopo giorno.
Quindi pensa, e vedrai, a quanto possa essere ancora “più meravigliosa” la vita senza essere schiavi di una sostanza.
Sono orgogliosa del tuo cambiamento, stai dando prova che con la tua forza di volontà e l’impegno tutto si può affrontare, anche se a piccoli passi.
